UPGSP – Ufficio “ZARA 90”. Segnalazione di gravi criticità organizzative, violazioni delle procedure operative e delle norme sulla sicurezza dei luoghi di lavoro. Condizioni di detenzione incompatibili con la dignità della persona.

UPGSP – Ufficio “ZARA 90”. Segnalazione di gravi criticità organizzative, violazioni delle procedure operative e delle norme sulla sicurezza dei luoghi di lavoro. Condizioni di detenzione incompatibili con la dignità della persona.

Roma, 18 luglio 2025

AL SIGNOR QUESTORE DI ROMA
E, p.c.
AL DIRETTORE
DELL’UFFICIO CENTRALE ISPETTIVO

Oggetto: UPGSP – Ufficio “ZARA 90”. Segnalazione di gravi criticità organizzative, violazioni delle procedure operative e delle norme sulla sicurezza dei luoghi di lavoro. Condizioni di detenzione incompatibili con la dignità della persona.

Egregio Signor Questore,

prima di redigere la presente, abbiamo ritenuto doveroso compiere una visita informale presso l’ufficio denominato “Zara 90”, situato
in via Teofilo Patini, nella periferia romana. Ciò che abbiamo constatato impone una riflessione urgente, profonda, e – ci auguriamo – finalmente risolutiva.

Abbiamo trovato un’area gremita di volanti, alcune provenienti da zone molto lontane, ferme per ore in attesa di espletare gli atti urgenti e indifferibili. Intorno, giovani colleghi attendevano, in piedi sotto il sole, il proprio turno. All’interno, l’ufficio risultava presidiato da appena due ufficiali di polizia giudiziaria, ai quali va tutta la nostra solidarietà per il senso del dovere che li guida, nonostante condizioni
logistiche e organizzative che definire critiche sarebbe eufemistico.

Tali condizioni, a nostro giudizio, ledono la dignità dei lavoratori e compromettono la stessa efficacia dell’azione di polizia, in aperta violazione delle procedure operative previste per gli UPGSP. Si tratta di un disegno organizzativo che non solo disattende
quanto stabilito dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, ma tradisce il senso profondo della funzione di tutela e prossimità alla cittadinanza che è propria dell’Istituzione.

Durante la nostra permanenza, due cittadine anziane, impossibilitate a entrare in un ambiente occupato da continui transiti di persone fermate, hanno atteso invano all’esterno, esposte al sole. Non sappiamo se abbiano poi sporto denuncia o siano state costrette, come purtroppo accaduto in altri casi, a rinunciare a farlo. Tutto ciò rappresenta un fallimento evidente del modello organizzativo adottato, la cui gestione appare oggi disancorata dalle esigenze operative del territorio e dalla realtà quotidiana delle Volanti. La scelta di concentrare in un unico punto, distante e logisticamente inadeguato, tutte le attività di riferimento per gli equipaggi, ha generato conseguenze
paradossali: lunghe attese, territori sguarniti di pattuglie, impossibilità di svolgere in maniera tempestiva gli atti dovuti, violazione della norma che impone la presenza simultanea di almeno due pattuglie per garantire reciproco ausilio in caso di interventi a rischio. A questo si aggiunge l’impiego sistematico delle Volanti in servizi di ordine pubblico pianificabili, in aperto contrasto con le direttive più volte ribadite, salvo casi di emergenza. Si determina così un doppio scollamento: da un lato, rispetto alla missione primaria di controllo del territorio, dall’altro, rispetto al diritto dei cittadini ad accedere facilmente a un presidio di polizia per essere accolti, ascoltati, tutelati.

Ancora più allarmante è la situazione degli ambienti di lavoro. I bagni risultano promiscui per fermati, personale e cittadini. I locali sono angusti, privi delle minime condizioni igienico-sanitarie, sprovvisti di ricircolo d’aria. Ma il punto più grave riguarda le stanze per i fermati: tre stanzoni privi di ventilazione, senza letti né materassi, con temperature prossime ai 40 gradi, dove cittadini stranieri vengono
trattenuti per giorni, senza possibilità di lavarsi. Una situazione che riteniamo configuri un trattamento inumano e degradante, incompatibile con i principi costituzionali. In tale contesto, ci sembra doveroso ricordare che la responsabilità di impedire tali condizioni non ricade solo su chi materialmente detiene la custodia, ma anche su chi, per ruolo e funzioni, ha il dovere giuridico di garantire il rispetto della legalità e la tutela della persona, tanto più quando privata della libertà.

Signor Questore, non è più tollerabile far finta che tutto proceda nel migliore dei modi, ignorando il disagio crescente di tanti operatori che, con disciplina e spirito di servizio, continuano a svolgere il proprio dovere nonostante le evidenti violazioni normative, i disagi logistici e l’assenza di un’effettiva attenzione da parte di chi dovrebbe farsi carico di questi problemi. È per queste ragioni che Le rivolgiamo un
accorato appello affinché voglia calendarizzare con la massima urgenza un incontro dedicato alla questione, nella convinzione che il rispetto delle regole, della dignità umana e della sicurezza nei luoghi di lavoro non siano negoziabili, e che rappresentino la precondizione per un’azione di polizia giusta, efficace e credibile.

Cordiali saluti.

I SEGRETARI GENERALI PROVINCIALI
Ignazio Craparotta (SIULP)
Maurizio Germanò (SIAP)
Massimo Nisida (FSP)

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